Il claustro codifica incertezza ed errori di previsione

 

 

ROBERTO COLONNA

 

 

NOTE E NOTIZIE - Anno XXIII – 10 ottobre 2026.

Testi pubblicati sul sito www.brainmindlife.org della Società Nazionale di Neuroscienze “Brain, Mind & Life - Italia” (BM&L-Italia). Oltre a notizie o commenti relativi a fatti ed eventi rilevanti per la Società, la sezione “note e notizie” presenta settimanalmente lavori neuroscientifici selezionati fra quelli pubblicati o in corso di pubblicazione sulle maggiori riviste e il cui argomento è oggetto di studio dei soci componenti lo staff dei recensori della Commissione Scientifica della Società.

 

 

[Tipologia del testo: RECENSIONE]

 

Il mistero funzionale di quella laminetta di tessuto grigio immersa sotto l’insula aveva affascinato anche Francis Crick, che ha lasciato l’eredità delle sue ipotesi di lavoro per verificare un ruolo del claustro nella coscienza, sulla base della sua connessione con quasi tutte le aree della neocorteccia. Ramachandran, Smythies ed Edelstein, proseguendo gli studi, hanno poi proposto un’ipotesi funzionale seguendo un criterio più neurobiologico e meno psicologico: il claustro sarebbe un rilevatore di sincronia e un integratore di frequenze sincroniche, e consisterebbe in tante unità rilevatrici che opererebbero con l’ausilio della sincronizzazione intraclaustrale realizzata dall’interazione tra cellule P e cellule IN GABAergiche.

Intanto, gli studi che esplorano l’attivazione delle regioni encefaliche durante compiti sperimentali hanno registrato la partecipazione del claustro a numerosi processi cognitivi. Molti gruppi di ricerca si pongono interrogativi sul comportamento flessibile, che si ritiene sia espressione di una delle basi dell’intelligenza, ed alcuni si chiedono se vi siano strutture deputate specificamente ad effettuare lo switch, ossia la conversione da un’associazione consequenziale ad un’altra.

Il comportamento flessibile dipende dal continuo aggiornamento di modelli interni, ma i circuiti neuronici che coordinano questo processo non sono ancora ben definiti. Il claustro, reciprocamente connesso con la massima parte delle aree neocorticali, ha una posizione anatomica unica e ideale per influenzare l’elaborazione corticale alla base della flessibilità.

Mingyue Hu e colleghi hanno rilevato evidenze di un’attività dei neuroni del claustro di tracciamento di variabili cognitive di ordine superiore e hanno ottenuto prove di ruoli dissociabili del claustro e della corteccia cingolata anteriore.

(Hu M. et al., Human claustrum neurons encode uncertainty and prediction errors during aversive learning. Nature Neuroscience – Epub ahead of print doi: 10.1038/s41593-026-02475-x, 2026).

La provenienza degli autori è la seguente: Department of Neurosurgery, Yale University, New Haven, CT (USA); Department of Neurological Surgery, National Institute of Neurology and Neurosurgery, Mexico City (Messico); Department of Genetics, Department of Psychiatry, Department of Neuroscience, Department of Biomedical Informatics and Data Science, Department of Psychology, Department of Neurology, Wu Tsai Institute, Yale University, New Haven, CT (USA); Clinical Neurosciences Division, VA National Center for PTSD, West Haven, CT (USA); Comprehensive Epilepsy Center, Yale University, New Haven, CT (USA); Department of Neuroimaging, King's College London, London (Regno Unito).

Mingyue Hu e colleghi hanno effettuato rilievo e registrazione dell’attività elettrica di singoli neuroni del claustro durante un apprendimento avversivo, confrontando i dati con quelli ottenuti registrando parallelamente neuroni della corteccia cingolata anteriore e dell’amigdala.

Sia i neuroni del claustro sia quelli della corteccia cingolata anteriore hanno fatto registrare risposte strutturate e coerentemente correlate al compito. In particolare, distinte sub-popolazioni neuroniche codificavano il sorgere dello stimolo e gli effetti dell’azione contingente, con rappresentazioni degli esiti (effetti) che divergevano fra le due regioni cerebrali.

È rilevante che entrambe le regioni studiate codificavano variabili latenti derivate dal modello, incluse l’incertezza e l’errore di previsione, ma con profili temporali differenti: soltanto la corteccia anteriore del giro del cingolo veicolava segnali di incertezza durante il periodo intercorrente tra un compito sperimentale e l’altro, mentre entrambe le regioni codificavano incertezza ed errore di previsione durante il periodo di evitamento attivo.

In contrasto con questi rilievi, l’amigdala presentava una minima modulazione della variabile latente.

Questi dati emersi dallo studio, per il cui dettaglio si rinvia al testo integrale dell’articolo originale, forniscono una chiara evidenza che i neuroni del claustro umano agiscono tracciando variabili cognitive di ordine superiore, non direttamente osservabili dall’input sensoriale, e rivelano ruoli dissociabili, tra claustro e corteccia anteriore del giro del cingolo, nel tracciare gli stati dei compiti latenti.

 

L’autrice della nota ringrazia la dottoressa Isabella Floriani per la correzione della bozza e invita alla lettura delle recensioni di argomento connesso che appaiono nella sezione “NOTE E NOTIZIE” del sito (utilizzare il motore interno nella pagina “CERCA”).

 

Roberto Colonna

BM&L-10 ottobre 2026

www.brainmindlife.org

 

 

 

 

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